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Collina degli Ulivi, errori in serie da parte del Comune

Annullata dal Tar di Latina l’ennesima ordinanza di demolizione emessa dall’ufficio urbanistica del Comune di Cori e a quanto emerge dalla sentenza ancora una volta per una serie di errori compiuti nell’attività di antiabusivismo edilizio portata avanti dall’ente locale.

La vicenda riguarda la lottizzazione “Collina degli Ulivi”, in via Roma, sequestrata a fine ottobre 2018 dai carabinieri del Nipaaf di Latina, su ordine del procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e del sostituto procuratore Giuseppe Miliano, ipotizzando i reati di lottizzazione abusiva, abuso d’ufficio e falso.

Un sequestro poi annullato in parte dal Tribunale del Riesame e una vicenda per cui sono imputati, davanti al Tribunale di Latina, l’ex sindaco di Cori, Tommaso Conti, l’ex dirigente comunale del settore urbanistica, Vincenza Ballerini, il progettista della lottizzazione, Pietro Carucci, e i due proprietari degli immobili, Antonino e Giancarlo Nardocci.

Secondo gli inquirenti il piano, anche con la complicità dell’allora primo cittadino, ha subito delle modifiche in corso d’opera non autorizzate e vi sarebbero ulteriori criticità.

Partite le indagini, lo stesso Comune tre anni fa aveva quindi emesso un’ordinanza di sospensione dei lavori e poi un’ordinanza di demolizione e rispristino per le opere compiute, imponendo ai due proprietari, al costruttore e al progettista di provvedere agli abbattimenti a proprie spese entro novanta giorni.

Un provvedimento preso dal responsabile dell’urbanistica del Comune di Cori, l’ing. Luca Cerbara, che è stato però prima sospeso e ora annullato dal Tar, a cui hanno fatto ricorso Antonino e Giancarlo Nardocci, difesi dall’avvocato Michela Scafetta, e a cui ha dato appoggio la ditta DMC s.r.l., difesa dagli avvocati Tommasina Sbandi e Maria Rosaria Pistilli.

Un ricorso in cui è stata impugnata anche la nota municipale del 27 aprile 2020, che ha rigettato la richiesta di permesso di costruire presentata in relazione al lotto n. 15 del piano di lottizzazione, ritenendo necessaria la presentazione di una nuova proposta di piano che tenga conto delle variazioni apportate ai lotti n. 17 e 18.

I ricorrenti hanno sostenuto che l’ordine di demolizione è nullo perché riguarda un fabbricato oggetto di sequestro penale, ma tale motivo è stato bollato come infondato.

Fondato invece è risultato il resto, tanto da portare i giudici ad annullare gli atti impugnati.

I ricorrenti hanno infatti evidenziato che l’ordine di demolizione è stato disposto senza aver mai provveduto al preventivo annullamento in autotutela delle segnalazioni certificate di inizio attività.

In tal modo è stato ordinato di demolire qualcosa che ancor oggi è legittimato da titoli abilitativi edilizi non annullati.

Nonostante il sequestro e il processo in corso, insomma, il Comune ha ordinato di abbattere dei manufatti considerati frutto di abusi e falso senza prima annullare gli atti che li avevano legittimati e che così continuano a legittimarli.

“Nel caso di specie – si legge nella sentenza – come rilevato da parte ricorrente ed evincibile dal fascicolo di causa, il Comune di Cori risulta aver sì avviato un procedimento di riesame degli effetti autorizzatori delle suddette s.c.i.a. che tuttavia, alla data di passaggio in decisione del presente giudizio, non si è ancora concluso con l’adozione di un formale provvedimento di annullamento d’ufficio”.

Quasi due anni e mezzo dal momento in cui sono stati apposti i sigilli, all’ente locale, a quanto pare, non sono stati sufficienti per provvedere.

E sempre i giudici: “Ne consegue che il Comune resistente ha sanzionato con la riduzione in pristino un’attività edificatoria privata, posta in essere sulla base di titoli edilizi previsti dalla legge, i cui effetti abilitativi non sono stati però formalmente inibiti o rimossi”, dunque con “palese eccesso di potere, essendo del tutto irragionevole ingiungere la demolizione di opere ancora legittimate da un titolo abilitativo“.

Nella stessa sentenza vengono poi indicati un’altra serie di errori in cui sarebbe incappato il settore urbanistica del Comune di Cori, tanto che il Tar parla di un’azione amministrativa “viziata” e del recente diniego di permesso di costruire dato “senza una base giuridica, essendo il piano di lottizzazione e la relativa convenzione urbanistica, incluse le modifiche derivanti dalle s.c.i.a., ancora validi ed efficaci”.

Tutto annullato dunque e l’ente locale condannato pure a pagare seimila euro di spese di giudizio.


Fonte: https://www.h24notizie.com/sezioni/cronaca-giudiziaria/feed/


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